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politiche commerciali mercantiliste

Page history last edited by PBworks 13 years ago

Il mercantilismo viene messo in relazione a tutte quelle pratiche di politica economica rivolte al nazionalismo protezionistico (arricchimento dello Stato e della comunità nazionale). Vistosa la crescita dei legami tra potere economico e potere politico: le compagnie mercantili avevano l'avallo del monopolio sui traffici internazionali da parte degli Stati e godevano della protezione dello Stato sul territorio nazionale mediante le misure protezionistiche. Con questo sistema cresceva anche la ricchezza e quindi il potere degli Stati a livello internazionale in quanto potevano essere finanziate facilmente guerre di ogni genere. I primi mercantilisti aderirono alle idee del Bullionismo (la ricchezza di uno Stato equivaleva ai tesori da esso posseduti).

 

Gerals De Malynes

Non era proprio un bullionista, le alterazioni del cambio provocavano squilibri della bilancia commerciale e al crescere del tasso si sarebbe verificata una fuoriuscita di metalli preziosi: meno moneta circolante avrebbe significato prezzi più bassi, quindi un peggioramento della ragione di scambio e della bilancia commerciale (teoria quantitativa della moneta o TQM e bassa elasticità IMP/EXP rispetto ai prezzi).

Contro le tesi di Malynes, Thomas Mun e Misselden: è l'avanzo/disavanzo della bilancia commerciale a far variare il tasso di cambio e non il contrario. Lo Stato avrebbe quindi dovuto incoraggiare le esportazioni e scoraggiare le importazioni tralasciando il problema del cambio. Questo è il nocciolo della dottrina mercantilista. Il commercio estero è considerato come la principale attività economica in grado di incrementare la ricchezza dello Stato attraverso il perseguimento di una bilancia commerciale attiva e quindi un continuo aumento delle disponibilità monetarie interne. Le politiche da praticare erano allora tutte quelle che assicuravano vantaggi ai mercanti e che, di riflesso, portavano ricchezze allo Stato (Atto di Navigazione inglese del 1651, politica coloniale delle compagnie monopolistiche, tariffe doganali protezionistiche - come con Colbert in Francia -): gli interessi dei mercanti, in poche parole, venivano fatti coincidere con gli interessi della collettività. I tesori accumulati (dall'avanzo della bilancia commerciale) potevano infatti essere utilizzati per effettuare investimenti, accrescere il commercio internazionale, assicurarsi potere militare e sicurezza commerciale (alimentare) e quindi, in definitiva, aprire le porte alla crescita e allo sviluppo economico (si favoriva l'importazione di materie prime dalle colonie e l'esportazione dei manufatti sui mercati internazionali: più produzione = più occupazione).

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