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la scolastica

Page history last edited by PBworks 12 years, 10 months ago

La fine del medioevo e la scolastica

 

Durante il Medioevo l'attività economica era organizzata intorno al feudo, un'unità economica largamente autosufficiente che ha consentito il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. I primi tentativi di teorizzazione economica risalgono al XII-XIII secolo. Prima di allora troviamo solo Aristotele con i concetti di "crematistica naturale" (arte di arricchire producendo beni utili all'esistenza), la "crematistica non naturale" (arricchimento che proviene dallo scambio e dall'usura);

La differenza tra valore d'uso e di scambio delle merci consisteva in: il valore d'uso è la capacità intrinseca di una merce di soddisfare uno specifico bisogno, mentre quello di scambio consiste nel rapporto quantitativo con cui una merce si può scambiare con un'altra. V'era inoltre il concetto di "giusto prezzo" delle merci inteso come quello basato sull'equivalenza delle prestazioni scambiate.

 

 

Tommaso d'Acquino (Roccasecca 1221 ca - Fossanova 1274). Teologo e filosofo italiano, santo. Domenicano, allievo di Alberto Magno, studiò e insegnò soprattutto a Parigi e fu poi nominato teologo della curia papale. Gran commentatore di Aristotele, tentò di conciliarne il pensiero con quello cristiano insistendo sull'autonomia della religione rispetto alla rivelazione (Summa theologiae). Il suo sistema filosofico, detto "tomismo", costituì per secoli il filone principale sia della dottrina teologica sia dell'insegnamento etico sia della visione del mondo della Chiesa cattolica.

 

T. d'Aquino è il principale esponente della filosofia scolastica del 1200. Egli cercava di riallineare la filosofia aristotelica al Cristianesimo. La filosofia scolastica partiva dal presupposto secondo cui l'intelligenza umana è in grado di raggiungere la verità mediante il metodo speculativo e assumeva che esistono tre diversi ordini di verità a cui rivolgere la speculazione:

  1. Legge divina: si manifesta nella rivelazione;
  2. Il diritto naturale: che si esprime negli universali che Dio ha posto nelle creature;
  3. Il diritto positivo: che è il prodotto delle scelte e delle convenzioni umane e valido per tutti gli uomini.

 

Accanto alla tematica del giusto prezzo di Aristotele dagli scolastici veniva formulata la teoria del "giusto salario", ossia quella che mantiene al lavoratore un livello di vita adeguato alla sua condizione sociale. Secondo gli scolastici il giusto prezzo doveva garantire la giustizia commutativa, cioè lo scambio uguale, in modo che nessuno, dallo scambio di merci, potesse ottenere più di quanto dava. Per quanto riguarda la MONETA essa, a differenza delle merci reali, che possedevano un "valore intrinseco", aveva un valore convenzionale. Appunto tra gli scolastici predomina una teoria convenzionalista della moneta: la moneta è un segno ed è stata inventata dagli uomini per misurare il valore delle merci ed agevolare gli scambi; è un bene fungibile che si consuma con l'uso. Da qui la condanna all'usura. In Tommaso D'Aquino troviamo infine il tentativo di giustificare la proprietà privata: Dio ha creato la terra per tutti gli uomini, nessuno può arrogarsi un diritto che privi gli altri uomini dell'uso dei beni creati. Nonostante ciò la proprietà privata può essere giustificata come stimolo al lavoro perciò va intesa come una forma di concessione che la comunità fa all'individuo e va esercitata come un servizio.

 

Comuni, umanesimo e rinascimento

 

Umanesimo Movimento intellettuale nato in Italia alla fine del XIV secolo che, attraverso una rinnovata attenzione alle discipline morali, civili e letterarie (studia humanitatis), intese esaltare l'"uomo naturale" quale si manifestava al suo culmine nell'antichità classica, che andava recuperata prescindendo dal suo assorbimento nel cristianesimo (la continuità della rivelazione divina fra le due epoche fu poi sostenuta dal platonismo). Dopo il "preumanesimo" del XIV secolo, incarnato da Francesco Petrarca e da Marsilio da Padova, il nuovo fermento culturale trovò in Firenze fra 1370 e il 1440 il terreno ideale per lo sviluppo di un "umanesimo civile" che nacque dall'alleanza fra il ceto dirigente mercantile e un nuovo tipo di intellettuale, il notaio-cancelliere di formazione retorica (Coluccio Salutati, Leonardo Bruni), portavoce in nome della città dell'ideale repubblicano e antitirannico, del primato della vita attiva contro l'ascesi contemplativa e del principio della responsabilità individuale del proprio destino. In questa stagione l'umanesimo espresse mentalità e valori del ceto borghese, quali il nuovo senso del tempo e del denaro e l'importanza dell'agire umano in un mondo dominabile dalla ragione. Pur con adattamenti, il nucleo di tale visione etico-politica del mondo sopravvisse alle trasformazioni che nel corso del XV secolo resero l'umanesimo un fenomeno anzitutto letterario ed erudito, fondato sull'imitazione dei classici; in tale veste esso si espanse in tutta Europa entro la prima metà del Cinquecento e creò un ambiente internazionale di dotti accomunati da una stessa cultura, realizzando il programma universalistico teorizzato da Lorenzo Valla nella sua battaglia per il latino ciceroniano. Mentre in Italia l'umanesimo civile tramontò con l'età delle guerre franco-asburgiche (Francesco Guicciardini ne decretò la fine, affermando che il modello antico non si poteva più applicare ai tempi nuovi) e l'emarginazione politica del ceto mercantile che dovette trasformarsi in nobiltà, in Europa la nuova cultura subì un'evoluzione in senso cortigiano che ne assicurò l'egemonia, soprattutto in campo pedagogico, durante l'antico regime e oltre. In tempi recenti il concetto di umanesimo è passato a significare una dimensione dello spirito improntata all'unica cura per l'uomo: si è pertanto parlato di umanesimo liberale, socialista, marxista, esistenzialista ecc.

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