| 
  • This workspace has been inactive for over 11 months, and is scheduled to be reclaimed. Make an edit or click here to mark it as active.
  • If you are citizen of an European Union member nation, you may not use this service unless you are at least 16 years old.

  • Stop wasting time looking for files and revisions! Dokkio, a new product from the PBworks team, integrates and organizes your Drive, Dropbox, Box, Slack and Gmail files. Sign up for free.

View
 

Karl Marx

Page history last edited by PBworks 13 years ago

Karl Marx (Treviri, Germania, 5 maggio 1818 - Londra, Regno Unito, 14 marzo 1883)

 

Karl Heinrich Marx nasce da Hirschel Marx (1782 - 1838) - figlio di Marx Levi, rabbino di Treviri - avvocato di origine ebraica, descritto come uomo colto e fine, educato nel razionalismo illuminista, tanto da sapere a memoria Voltaire e Rousseau, il quale non si legò mai agli ambienti culturali ebraici e si battezzò nel 1817 nella religione luterana col nome di Heinrich, facendo battezzare anche i suoi figli nel 1824 per evitare le discriminazioni alle quali erano soggetti gli ebrei sotto la Prussia di Federico Guglielmo III di Prussia.

 

 

La teoria del valore di K. Marx

 

 

Marx sviluppa una teoria del valore-lavoro, ponendosi nella linea tracciata di Ricardo. Come aveva fatto Ricardo, egli ignora la questione della misurabilità della qualità del lavoro, e s concentra sul “tempo socialmente necessario”, quello cioè necessario a produrre il bene da parte di un lavoratore medio.

Nella costruzione marxiana, il valore di una merce è scomponibile in tre parti; il capitale costante (la spesa dei capitalisti per le materie prime), il capitale variabile (i salari che il capitalista paga ai lavoratori) e il plusvalore, ossia un valore residuo ottenuto sottraendo al valore del bene le spese totali sopportate dal capitalista (la somma di capitale costante e di capitale variabile).

Marx adatta alla sua analisi la teoria del valore-lavoro di Ricardo; egli sostiene che solo il lavoro crea valore, quindi è il lavoro che genera il plusvalore.

Il plusvalore rappresenta la fonte dei redditi da proprietà. Acquistando il lavoro sul mercato e vendendo i beni prodotti sul mercato, egli ottiene dei redditi superiori alle spese, poiché acquista una merce particolare, il lavoro, che crea un valore maggiore di quello al quale viene remunerata.

E’ evidende qui la derivazione fisiocratica del concetto di sovrappiù di Marx; la nozione marxiana di plusvalore è assai simile al concetto fisiocratico di prodotto netto.

 

Marx definisce saggio di plusvalore il rapporto tra plusvalore e le spese per il capitale variabile (i salari che il capitalista paga ai lavoratori). Il saggio di profitto è invece il rapporto tra plusvalore e le spese totali (per il capitale variabile e quello costante). Tali definizioni, insieme a quella di composizione organica del capitale (il rapporto tra le spese per il capitale costante e quelle totali), permette a Marx di identificare una relazione di proporzionalità tra saggio di profitto e saggio di plusvalore, attraverso il coefficente della composizione organica del capitale.

Tale relazione è alla base dei problemi incontrati da Marx nella sua teoria del valore.

Egli è convinto che le forze concorrenziali rendano uguali i saggi di profitto e di plusvalore in tutte il industrie. Ma questo è impossibile se i rapporti tra quantità di capitale e quantità di lavoro (e quindi composizione organica del capitale) le sono diversi all’interno di diverse industrie.

Anche Marx, quindi, non riesce a sviluppare una teoria del valore-lavoro logicamente coerente se non nel caso restrittivo in cui in tutte le industrie si abbia la stessa composizione organica del capitale.

 

Divergenze e convergenze tra Marx e i classici (110). Concludendo, possiamo ribadire l’influenza intellettuale che Ricardo e i classici hanno su Marx. La consapevolezza dei classici dei conflitti presenti nella società (sebbene essi fossero convinti della sostanziale armonia di fondo del sistema economico) porta Marx a sottolineare lo scontro tra capitalisti e lavoratori, e adatta la teoria del valore-lavoro per sostenere la sua analisi di sfruttamento dei lavoratori da parte dei capitalisti.

Gli interessi di Marx e Ricardo nella teoria del lavoro sono dunque differenti: il primo intende mostrare come lo sfruttamento fosse implicito in un sistema nel quale i lavoratori non posseggono i mezzi di produzione, Ricardo fece uso della teoria per spiegare i cambiamenti dei prezzi (e della distribuzione del reddito) nel corso del tempo.

Come i classici, anche Marx individua gli stessi soggetti economici significativi per la dinamica della società in lavoratori, capitalisti e proprietari terrieri, e si occupa delle funzioni economiche e del futuro di queste classi. Sia i classici che Marx identificano nell’attività dei capitalisti il determinante della dinamica sociale.

Sono ovviamente fondamentali le differenze tra il pensiero di Marx e quello classico, soprattutto a livello ideologico: mentre i primi ritengono che la ricerca del profitto spingesse i capitalisti ad allocare le risorse in modo efficiente e benefico per la società, Marx considerava l’attività dei capitalisti come dannosa alla società e al proletariato.

 

 

La teoria del valore di Ricardo e di Marx;

 

Ricardo sviluppa una teoria del valore-lavoro, e identifica la quantità di lavoro necessaria a produrre un bene direttamente con il numero di ore lavorate; egli non si preoccupa del problema di rapporti tra quantità di capitale e quantità di lavoro sono diversi all’interno di diverse industrie, poichè si concentra nella spiegazione delle forze che fanno variare nel tempo i prezzi relativi, piuttosto che sul loro valore ad un dato istante temporale. I costi di produzione non risultano quindi tra le determinanti delle variazioni dei prezzi: variazioni dei profitti e dei salari (sebbene possibili in via teorica) sono per Ricardo irrilevanti dal punto di vista quantitativo.

 

Marx sviluppa una teoria del valore-lavoro, ponendosi nella linea tracciata di Ricardo. Come aveva fatto Ricardo, egli ignora la questione della misurabilità della qualità del lavoro, e s concentra sul “tempo socialmente necessario”, quello cioè necessario a produrre il bene da parte di un lavoratore medio. Egli sostiene che solo il lavoro crea valore, quindi è il lavoro che genera il plusvalore; Acquistando lavoro e vendendo i beni prodotti, il capitalista ottiene dei redditi superiori alle spese, poiché acquista una merce particolare, il lavoro, che crea un valore maggiore di quello al quale viene remunerata.

Marx incontra nella sua teoria del valore problemi simili a quelli che aveano indotto Smith ad abbandonare la teoria del valore-lavoro a favore di una teoria basata sui costi di produzione.

Se i rapporti tra quantità di capitale e quantità di lavoro (e quindi la “composizione organica del capitale” nelle parole di Marx) le sono diversi all’interno di diverse industrie, non è possibile che le forze concorrenziali rendano uguali i saggi di profitto (ossia il rapporto tra plusvalore e costi totali) e di plusvalore (ossia il rapporto tra plusvalore e salari) in tutte il industrie. Anche Marx, quindi, non riesce a sviluppare una teoria del valore-lavoro logicamente coerente se non nel caso restrittivo in cui in tutte le industrie si abbia la stessa composizione organica del capitale.

 

Divergenze e convergenze tra Marx e Ricardo (110). Concludendo, possiamo ribadire l’influenza intellettuale che Ricardo e i classici hanno su Marx. La consapevolezza dei classici dei conflitti presenti nella società (sebbene essi fossero convinti della sostanziale armonia di fondo del sistema economico) porta Marx a sottolineare lo scontro tra capitalisti e lavoratori, e adatta la teoria del valore-lavoro per sostenere la sua analisi di sfruttamento dei lavoratori da parte dei capitalisti.

Gli interessi di Marx e Ricardo nella teoria del lavoro sono dunque differenti: il primo intende mostrare come lo sfruttamento fosse implicito in un sistema nel quale i lavoratori non posseggono i mezzi di produzione, Ricardo fece uso della teoria per spiegare i cambiamenti dei prezzi (e della distribuzione del reddito) nel corso del tempo.

Come i classici, anche Marx individua gli stessi soggetti economici significativi per la dinamica della società in lavoratori, capitalisti e proprietari terrieri, e si occupa delle funzioni economiche e del futuro di queste classi. Sia i classici che Marx identificano nell’attività dei capitalisti il determinante della dinamica sociale.

Sono ovviamente fondamentali le differenze tra il pensiero di Marx e quello classico, soprattutto a livello ideologico: mentre i primi ritengono che la ricerca del profitto spingesse i capitalisti ad allocare le risorse in modo efficiente e benefico per la società, Marx considerava l’attività dei capitalisti come dannosa alla società e al proletariato.

Comments (0)

You don't have permission to comment on this page.