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Domande sui Monetaristi

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I fondamenti del Monetarismo.

anche La Controrivoluzione monetarista.

 

Confronto tra il monetarismo di Keynes e Milton Friedman.

Il monetarismo di Friedman e la critica alle proposizioni di Keynes.

 

La scuola monetarista (anche ricordata come Scuola Chicago) è caratterizzata dalla fiducia nel sistema di mercato per l’allocazione efficiente delle risorse e la convinzione che la pianificazione e l’intervento aggravano, piuttosto che curare le difficoltà economiche. Milton Friedman, il principale esponente di tale scuola di pensiero, fu un liberista convinto ed è stato più volte posto in contrapposizione a Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del lassaiz-faire. Dal punto di vista teorico, gli aspetti centrali del monetarismo possono essere indicati nei seguenti punti:

(1) Ipotesi di stabilità della domanda di moneta. I monetaristi credevano che la domanda di moneta fosse una funzione stabile della ricchezza, dei prezzi, del tasso di inflazione e dei tassi di interessi su titoli e azioni, oltre che dell’assetto istituzionale. Questo punto rappresenta una differenza importante rispetto alla posizione di Keyens, per il quale è forte la possibilità di fasi del mercato dominate da fenomeni di psicologia di massa, con fenomeni di crisi e più in generale ad una domanda di moneta poco stabile.

(2) Per questi pensatori, cicli economici hanno natura prevalentemente monetaria: le variazioni della domanda di moneta sono le cause primarie delle fluttuazioni del commercio mentre i movimenti nella domanda aggregata di beni hanno invece un impatto limitato.

(3) I monetaristi credono che esiste un unico tasso di disoccupazione nel lungo periodo, e che l’economia raggiungerà questo tasso naturale di disoccupazione, indipendentemente dal livello di inflazione presente. Per i monetaristi quindi, nel lungo periodo, la curva di Philips, che descrive la relazione tra inflazione e disoccupazione, è pressoché verticale.

(4) A proposito del ruolo della politica economica, Friedman e i monetaristi sostengono la superiorità delle regole di politica monetaria rispetto a quelle di politica fiscale; Egli sostiene una politica in cui la banca centrale abbia come obbiettivi delle quantità di moneta, piuttosto che dei tassi di interesse, e che seguire la regola di mantenere stabile la crescita della moneta sia, nel lungo periodo, meglio di una politica attiva di intervento tramite i tassi di interesse. Viceversa, Keynes dubita che gli strumenti di politica monetaria possano rivelarsi un efficace strumento per il controllo dell’economia, poiché nella sua teoria la domanda di moneta è instabile e determinata dalle opinioni degli speculatori.

 

I monetaristi sono quindi spesso considerati in opposizione ai neoclassici keynesiani. Friedman, tuttavia, non si pone mai in dissenso con la sintesi neoclassica dalle sue basi, anzi egli ne accetta la struttura teorica e i pilastri fondamentali . Gli apparenti motivi di dissenso, possono ritrovarsi in alcune ipotesi sulla grandezza di certi parametri economici della teoria, che si riflettono ad esempio sulle inclinazioni delle curve nel modello IS-LM. In particolare, le posizioni monetariste corrispondono al caso in cui la curva LM sarebbe stata perfettamente inelastica (verticale). I dissensi veri hanno a che fare con le conseguenze di politica economica che si possono trarre dalla teoria. Il governo, secondo Friedman, non dovrebbe cercare di ridurre la disoccupazione al di sotto del suo tasso naturali, poiché questa sarebbe una situazione molto costosa da mantenere, e comunque solo temporanea, poiché l’economia tende ad un tasso di disoccupazione naturale. Tuttavia il governo può cercare di ridurre l’inflazione, con effetti permanenti e poco costosi.

 

Monetarismo e nuova macroeconomia classica (=neo-monetarismo).

 

La scuola monetarista (anche ricordata come Scuola Chicago) è caratterizzata dalla fiducia nel sistema di mercato per l’allocazione efficiente delle risorse e la convinzione che la pianificazione e l’intervento aggravano, piuttosto che curare le difficoltà economiche. Milton Friedman, il principale esponente di tale scuola di pensiero, fu un liberista convinto ed è stato più volte posto in contrapposizione a Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del lassaiz-faire.

Dal punto di vista teorico, i monetaristi credevano che la domanda di moneta fosse una funzione stabile della ricchezza, dei prezzi, del tasso di inflazione e dei tassi di interessi su titoli e azioni, oltre che dell’assetto istituzionale. Questo punto rappresenta una differenza importante rispetto alla posizione di Keyens, per il quale è forte la possibilità di fasi del mercato dominate da fenomeni di psicologia di massa, con fenomeni di crisi e più in generale ad una domanda di moneta poco stabile.

La scuola neomonetarista (ricordata anche come “nuova macroeconomia classica”) succede a quella monetarista nell’egemonia teorica verso la fine degli anni settanta; essa si riconosce esplicitamente nella posizione monetarista ma se ne differenzia per diversi riguardi; soprattutto raggiunge una maggiore completezza formale e rende più estreme le conseguenze politiche dei monetaristi.

 

A proposito del ruolo della politica economica, Friedman e i monetaristi sostengono la superiorità delle regole di politica monetaria rispetto a quelle di politica fiscale; secondo Friedman, la propensione al consumo dipende fortemente dal reddito permanente (e non da quello corrente), per cui gli impulsi di politica che intervengono sull’economia attraverso i meccanismi invocati dai keynesiani sono poco efficaci, mentre quelli che derivano da un aumento di offerta di moneta sono stabili ed efficaci. Egli sostiene quindi una politica in cui la banca centrale abbia come obbiettivi delle quantità di moneta, piuttosto che dei tassi di interesse,e che seguire la regola di mantenere stabile la crescita della moneta sia, nel lungo periodo, meglio di una politica attiva di intervento tramite i tassi di interesse.

 

I neomonetaristi riconoscono a Friedman di aver introdotto l’importante ruolo delle aspettazioni degli agenti economici. Tuttavia egli assume un modo piuttosto meccanico di formazione delle aspettative, in cui gli agenti economici estrapolano il passato per predire il futuro. Le teorie monetariste di Friedman e le loro conclusioni si basano infatti su leggi di aspettazioni adattive, ovvero sul fatto che la gente basi le proprie previsioni su cosa succederà nel futuro basandosi su cosa è successo nel passato. Lucas, e con lui i neo-monetaristi, sviluppano un modello basato su aspettative razionali. La teoria delle aspettazioni razionali assume che la gente non faccia errori sistematici predicendo il futuro: tutte le deviazioni dalla stima perfetta sono casuali.

 

Questo implica che una politica economica monetaria sistematica (ossia di cui gli individui economici abbiano informazione completa) è destinata al fallimento. Sia che l’autorità economica annunci le sue mosse, sia che non le annunci ma segua una strategia nota agli investitori, questi aggiusteranno le loro previsioni neutralizzando così gli effetti delle manovre di politica monentaria.

Solo gli shock casuali e le politiche monetarie non sistematiche (che sorprendono gli investitori) hanno effetti sull’economia.

 

La “nuova macroeconomia classica”: quali le ipotesi sugli attori e le implicazioni di policy?

 

La scuola neomonetarista (ricordata anche come “nuova macroeconomia classica”) succede a quella monetarista nell’egemonia teorica verso la fine degli anni settanta; essa si riconosce esplicitamente nella posizione monetarista ma se ne differenzia per diversi riguardi; soprattutto raggiunge una maggiore completezza formale e rende più estreme le conseguenze politiche dei monetaristi.

 

I neomonetaristi riconoscono a Friedman di aver introdotto l’importante ruolo delle aspettazioni degli agenti economici. Tuttavia Friedman assume un modo piuttosto meccanico di formazione delle aspettative, in cui gli agenti economici estrapolano il passato per predire il futuro. Le teorie monetariste di Friedman e le loro conclusioni si basano infatti su leggi di aspettazioni adattive, ovvero sul fatto che la gente basi le proprie previsioni su cosa succederà nel futuro basandosi su cosa è successo nel passato. Lucas, e con lui i neo-monetaristi, sviluppano un modello basato su aspettative razionali. La teoria delle aspettazioni razionali assume che la gente non faccia errori sistematici predicendo il futuro: tutte le deviazioni dalla stima perfetta sono casuali.

 

Questo implica che una politica economica monetaria sistematica (ossia di cui gli individui economici abbiano informazione completa) è destinata al fallimento. Sia che l’autorità economica annunci le sue mosse, sia che non le annunci ma segua una strategia nota agli investitori, questi aggiusteranno le loro previsioni neutralizzando così gli effetti delle manovre di politica monentaria.

Solo gli shock casuali e le politiche monetarie non sistematiche (che sorprendono gli investitori) hanno effetti sull’economia.

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