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David Ricardo

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David Ricardo (Londra 1722 - Gatcomb Park 1823)

Economista inglese. Figlio di un agente di cambio ebreo, seguì la professione paterna e a ventun anni si mise in proprio, ottenendo un rapido successo professionale. Si interessò tardi di questioni economiche, concentrandosi sui problemi monetari causati dall'inconvertibilità delle banconote durante le guerre napoleoniche. Con The High Price of Bullion (1809; L'alto prezzo dell'oro in barre) e Proposals for an Economical and Secure Currency (1816; Proposte per una moneta economica e sicura), si impose come esponente di punta della scuola bullionista, che voleva limitare l'emissione di carta moneta in uno stretto rapporto con le riserve di oro. Nella sua opera più famosa, i Principi dell'economia politica e delle imposte (1817, ed. it. 1855), espose una teoria del valore-lavoro e una teoria sulla rendita differenziale dei terreni, legata alla tendenza alla diminuzione del saggio di profitto, che influenzarono profondamente il pensiero economico di K. Marx. Elaborò una teoria del commercio internazionale, basata sui vantaggi dei costi comparati di produzione fra due paesi e sul meccanismo dei flussi di oro come compensazione degli squilibri della bilancia commerciale, che fu la base teorica per l'adozione del gold standard come sistema monetario internazionale.

 



 

le leggi sul grano (corn laws)

in Inghilterra (GB) il periodo che va dall'approvazione delle leggi alla loro abrogazione (1816-1846) si definisce "Età di Ricardo". In questi anni, infatti, Ricardo propose la propria teoria economica e intorno ad essa si mosse tutta la ricerca economica GB di quegli anni. I conflitti furono diversi: quello più rilevante che marchiò definitivamente la società inglese nel periodo della sua industrializzazione fu quello che coinvolgeva i proprietari terrieri e i capitalisti. Il conflitto si esprimeva prevalentemente a livello di battaglie per il controllo del Parlamento, ma il vero oggetto del contendere era se la GB dovesse rimanere un'economia agricola o se dovesse invece accelerare il ritmo del suo sviluppo industriale. Nel 1816, le tariffe doganali furono fissate a un livello così alto che i prezzi esteri erano molto più bassi di quelli interni e quindi non si poteva importare grano da fuori. Tali barriere protezionistiche servivano a mantenere elevate le rendite fondiarie a scapito dei profitti data la rigidità verso il basso dei salari reali. L'opposizione degli industriali fu forte in quanto le barriere protezionistiche impedivano all'industria inglese di trarre vantaggio sui mercati internazionali dalla sua maggiore produttività (nel resto dell'Europa la situazione produttiva era da terzo mondo). La battaglia durò una 30ina d'anni ma alla fine la borghesia industriale condusse alla totale abolizione delle Corn Laws: per l'evento fu decisivo il contributo tecnico di Ricardo che sanzionò la definitiva vittoria della borghesia industriale nella società inglese.

Antagonista di Ricardo in questa battaglia fu Malthus che si fece sostenitore dei proprietari terrieri in tutti i dibattiti teorici che si tennero in quegli anni.

 

la teoria della rendita differenziale di Ricardo

questa teoria deriva da quella malthusiana e sostiene che se successive dosi di un prodotto (il grano) vengono ottenute con costo crescente (quantità di lavoro), il prezzo si commisura al costo massimo sopportato, ossia al lavoro speso nelle condizioni più sfavorevoli o meno produttive. Di qui Ricardo inferisce (sulla base del principio concorrenziale, che comporta uniformità del saggio di profitto in tutto il sistema) che la differenza tra il prodotto di uguali capitali impiegati in condizioni diverse debba toccare al proprietario sotto forma di rendita. Questo è un principio importante (storicamente verrà ripreso da J.S. Mill da W.S. Jevons e da K. Wicksell) da cui deriva la deduzione per Ricardo che fosse svantaggioso per la GB conservare, mediante le misure protezionistiche, quell'estensione delle colture che pure si era resa necessaria durante la guerra: occorreva invece passare (gradualmente) al più efficiente impiego delle risorse propiziato dalla libertà commerciale (di qui la formulazione del famoso teorema dei costi/vantaggi comparati). In questo modo, infatti, si sarebbe ridotta la quota di rendite sul prodotto nazionale (usualmente non destinate agli investimenti), mentre si sarebbe accresciuta la quota di profitti, da cui sarebbero successivamente cresciuti gli investimenti.

 

profitti e salari (Ricardo)

Spingendo questa idea nel lunghissimo periodo, Ricardo formulò la famosa TEORIA DELLA CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO: secondo questa il progresso tecnico non era in grado, alla lunga, di contrastare i rendimenti decrescenti dell'agricoltura. Ammise quindi che le innovazioni tecniche, facendo crescere la produttività del lavoro, avrebbero indotto una crescita dei profitti. Ma tali effetti sarebbero stati solo temporanei poichè gli stessi aumenti dei profitti avrebbero ulteriormente stimolato l'accumulazione e quindi avrebbero fatto crescere l'occupazione riattivando gli effetti catastrofici dei rendimenti decrescenti. C'è infine da dire che tra salari e profitti intercorre una relazione decrescente: di conseguenza all'intensificazione della coltivazione il profitto diminuisce perchè la quota di prodotto necessaria per pagare i salari cresce.

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